Alchechengi: proprietà, uso e benefici

Alchechengi: proprietà, uso e benefici

Frutti colorati di Alchechengi su tavola di legno
(Last Updated On: 30/01/2018)

Gli alchechengi, o alkekengi

La pianta Physalis alkekengi, appartenente alla famiglia delle Solanacee, produce una piccola bacca nota come Alchechengi.
Il termine “alkekengi” ha origini francesi e deriva da “alquequange o alcacange”, che a sua volta proviene dall’arabo latinizzato “alkakang” che significa lanterna cinese.
Il frutto è, infatti, racchiuso in una sorta di maglia (calice) composta da foglie sottili che, al culmine della maturazione, si colorano di arancio e ricordano le lanterne cinesi.
Il calice, con il sopraggiungere dell’autunno, secca e si trasforma in una rete di nervature che consente di osservare la bacca ospitata al suo interno.

La pianta dell’alchechengi (o alkekengi)

La Physalis alkekengi nasce in Europa ed in Asia, ma cresce spontaneamente in tutta Italia, fatta eccezione per la Puglia e la Calabria.
La si può incontrare nelle zone pianeggianti e collinari: il tronco può raggiungere il metro di altezza, le foglie, verde chiaro, hanno forma ovale e sono lunghe da 5 fino ad 8 cm.
I fiori, piccole campanelle bianche, sbocciano nel periodo estivo tra i mesi di Luglio ed Agosto.
Le caratteristiche lanterne si sviluppano da qui, e al loro interno si nascondono le bacche della Physalis alkekengi, ricche di semi, che maturano a Settembre e diventano di colore arancione.
La pianta, grazie alle radici interrate in profondità, sopravvive a temperature particolarmente rigide, vive tra i 3 ed i 10 anni e predilige ambienti umidi.

Calorie, valori nutrizionali e proprietà della  PHYSALIS ALKEKENGI

Un etto di Alchechengi contiene 85,4 grammi di acqua, 14 grammi di carboidrati, 0,875 grammi di grassi, 2,375 grammi di proteine ed apporta 66,25 KCal.
Le bacche di questa pianta sono ricche di acido ascorbico (vitamina C), tannini, flavonoidi, carotenoidi, mucillagini e sono un vero e proprio toccasana per l’apparato gastrointestinale, i reni e le vie urinarie.
La Medicina Tradizionale Cinese ne fa, infatti, ampio uso per trattare tutti quei disturbi associati alla ritenzione idrica.
L’elevato tenore di vitamina C le rende un ottimo alleato del sistema immunitario;
hanno, inoltre, potere antimicrobico, antinfiammatorio, antibatterico ed antipiretico.
Contrastano la formazione di calcoli renali, contribuiscono alla frantumazione di quelli già esistenti ed hanno proprietà astringenti.
Questo frutto, in virtù del contenuto di acido ascorbico, è considerato un’aspirina naturale particolarmente indicata per affrontare i malanni tipici della stagione invernale.
Ha, inoltre, proprietà antiossidanti, emollienti, lassative, antireumatiche, tonificanti; purifica il sangue ed è consigliato a chi soffre di diabete e prostata.
Alcuni studiosi dell’Università di Shiraz (Iran), appartenenti al dipartimento di Biochimica, hanno condotto nel 1995 un’interessante ricerca sui topi da cui è emerso che nell’estratto acqueo delle bacche dell’Alchechengi è presente una particolare sostanza, antagonista del recettore estrogeno.
Queste sostanze vengono impiegate, in medicina, per trattare diverse patologie ormonidipendenti e tra esse vi è la neoplasia mammaria.
Le foglie fresche, fin dai tempi antichi, vengono usate per realizzare impacchi che aiutano a rilassarsi ed a contrastare le infiammazioni cutanee.
Le bacche sono, infine, impiegate per combattere l’artrite responsabile dei dolori a carico degli arti.
Tale patologia è dovuta ad un accumulo di acido urico che viene eliminato con i frutti della Physalis alkekengi, donando così sollievo.

Controindicazioni ed effetti collaterali degli alchechengi 

L’unica parte commestibile di questa pianta è il frutto che può essere mangiato crudo e cotto: il calice è velenoso e le foglie contengono una sostanza tossica nota con il nome di solanina.
I sintomi in caso di ingestione comprendono cefalea, nausea, vomito, dissenteria e solitamente regrediscono spontaneamente nell’arco di 24 ore.
Il frutto non presenta controindicazioni, ma deve essere consumato facendo molta attenzione in caso di assunzione di determinati farmaci (es.diuretici).
La Physalis alkekengi (alchechengi) appartenendo alla famiglia delle Solanacee, contiene alcaloidi che potrebbero essere responsabili dell’insorgenza di reazioni allergiche.
Da recenti studi è, inoltre, emerso che questo frutto non deve essere consumato da donne in stato interessante: sembra, infatti, che aumentino le probabilità di un aborto spontaneo.

Decotto di Alchechengi

Il decotto a base di Alchechengi si rivela molto utile per prevenire e combattere raffreddori e forme influenzali: sono sufficienti 60 grammi di bacche ed un litro d’acqua.
Il preparato, al raggiungimento del bollore, deve sobbollire per cinque minuti e
poi è necessario lasciarlo in infusione per altri dieci.
Si consiglia l’assunzione di 3/4 tazze al giorno.

Come si coltiva la PHYSALIS ALKEKENGI

Il mese giusto per seminare l’Alchechengi è Febbraio ed è necessario avere a propria disposizione un semenzaio (ambiente protetto adibito alla germinazione dei semi ed alle prime fasi di crescita della pianta) ed un contenitore.
I semi della pianta vengono inseriti nella buca preparata al centro della terra e coperti; il tutto viene successivamente innaffiato.
L’intera struttura deve, quindi, essere trasferita in un ambiente riscaldato al fine di favorire la germinazione dei semi.
La piantina spuntata deve essere bagnata costantamente facendo attenzione a non esagerare: sono da evitare possibili ristagni d’acqua.
La Physalis alkekengi ( alchechengi ) viene trapiantata in un vaso quando si sviluppa la quarta foglia, ed in piena aria a fine Aprile.
La pianta deve essere concimata con un prodotto a base di potassio, in modo tale da garantire una sbocciatura più rigogliosa e frutti più saporiti.
La pianta necessita di una cura costante: devono essere eliminate eventuali erbacce, bisogna fornire il giusto apporto d’acqua, specie nella stagione calda, ed al termine dell’inverno è necessario tagliare i rami secchi.
I frutti vengono raccolti, dalla fine di Agosto e per tutta la stagione autunnale, quando la maturazione è completa; sono estratti dal calice e possono essere consumati freschi oppure dopo averli fatti essiccare, usando un essicatoio o il forno leggermente caldo.

L’alchechengi in cucina e non solo

Queste bacche sono raramente impiegate tra le mura domestiche, ma nei ristoranti sono particolarmente apprezzate.
Vengono, solitamente, servite insieme al caffè dopo essere state immerse nel cioccolato fondente sciolto a bagno maria e diventano uno sfizioso ingrediente per preparare dolci ed arricchire gelati e macedonie.
Possono, inoltre, essere messe sotto sciroppo, sotto grappa e sott’aceto;
si preparano ottime marmellate, ideali per accompagnare i formaggi, e naturalmente possono essere consumate fresche in modo tale da coglierne il sapore dolce ed aspro nello stesso tempo.
Questa pianta viene, inoltre, utilizzata nell’industria cosmetica per realizzare profumi e creme per il viso.
Queste ultime sono, particolarmente, indicate per contrastare l’invecchiamento cutaneo e le infiammazioni a carico della pelle.

Il Giappone e le curiosità sull’alchechengi

Il Festival Obon o Bon dura tre giorni e viene indetto, secondo una tradizione buddista giapponese, per rendere omaggio agli spiriti dei propri antenati; nel corso della manifestazione i semi della Physalis alkekengi vengono offerti alle anime dei defunti.
Il tempio di Senso-ji, il più antico in Giappone, risale al 628 ed è un luogo molto amato dagli abitanti del luogo e dai tursti.
Ogni anno, il 9 e il 10 Luglio, si svolge il mercato di Hozuki Ichi durante il quale circa 100 banchi espongono e vendono i fiori dell’Alchechengi.
Questi ultimi in passato venivano impiegati, in virtù della loro forma a palloncino, anche come contraccettivi.

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