Konjac: proprietà, uso e benefici

Konjac: proprietà, uso e benefici

Fiore della pianta di Konjac
(Last Updated On: 30/01/2018)

Le origini del Konjac e il suo utilizzo nella storia

Il Konjac, anche noto come Amorphophallus konjac, è una pianta perenne, o meglio una radice, appartenente alla famiglia delle Aracee.
La sua terra d’origine è l’Asia e da più di mille anni le popolazioni locali ne fanno ampio uso in cucina, in virtù delle innumerevoli proprietà terapeutiche.
Tutto ciò viene confermato nel libro di cucina giapponese, “Konnyaku Hyakusen”, risalente al XVIII secolo e pubblicato nel 1846.
La medicina asiatica lo adoperava, infatti, per curare il diabete, le neoplasie, l’asma, l’epidermide e le patologie ematiche.

La pianta del konjac

Il Konjac, conosciuto come “Giglio voodoo” o “Lingua del diavolo”, cresce in Giappone, Cina, Corea e nell’Asia sud orientale.
Si sviluppa da un rizoma con tubercoli di forma sferica che possono raggiungere i 4 Kg di peso ed i 25 cm di diametro.
La foglia, fatta da tante piccole foglioline, ha un’altezza che può sfiorare 1,3 metri.
I fiori sbocciano, invece, su una pannocchia lunga anche 55 cm e circondata da un ampio involucro di colore viola.

Le proprietà benefiche del konjac

Il Konjac, in Asia, viene utilizzato per alleviare la sintomatologia associata a determinati tipi di tumori e per abbassare il livello di zuccheri nel sangue (glicemia).
Nel mondo occidentale è, invece, impiegato come integratore alimentare sotto forma di gellule.
É composto per il 97% da fibre naturali e per il restante 3% da acqua ed è perciò consigliato, sulla base dell’esiguo apporto calorico (9,6 KCal per 100 gr), a tutti coloro che desiderano perdere peso.
Contiene, inoltre, diversi minerali ( zinco, rame, ferro, calcio, fosforo), cellulosa, lignina e glucomannano.

Il glucomannano: la fibra che fa dimagrire e non solo

Il glucomannano è una fibra vegetale che viene estratta dal Konjac ed è presente nelle conifere ed in diverse varietà di orchidee.
Si tratta di un polisaccaride idrosolubile, costituito da catene di glucosio e mannosio, che arrivato nello stomaco si mescola con i liquidi presenti e forma così una sorta di gel, responsabile del senso di sazietà avvertito.
La sua assunzione consente di limitare l’assimilazione di zuccheri e grassi da parte dell’organismo.
Imprigiona, inoltre, i metalli pesanti e gli acidi biliari favorendone l’eliminazione con le feci.
Pare, poi, che il suo consumo costante sia in grado di abbassare i livelli del colesterolo cattivo LDL e dei trigliceridi.
Il glucomannano stimola la motilità a livello intestinale e si rivela perciò molto utile in caso di stipsi.
Questa sostanza, secondo alcuni studi, sarebbe in grado di prevenire l’insorgenza di neoplasie al colon e ai polmoni.
Ricerche condotte sui ratti hanno, inoltre, evidenziato gli effetti benefici del glucomannano sui batteri responsabili dell’acne, e proprio in virtù di ciò potrebbero essere prodotte, in un prossimo futuro, creme a base di questa fibra.
Esso potrebbe essere utilizzato, unitamente ad altre sostanze, per curare tutti quei soggetti affetti da ipertiroidismo, al fine di favorire una discesa più rapida dei livelli degli ormoni tiroidei.
Viene sfruttato, infine, nella medicina cinese per il trattamento di patologie cutannee, bruciature, asma, tosse e dolori alla mammella.
È un ingrediente ricorrente nella cucina giapponese e viene impiegato, come additivo, nelle industrie alimentari.
La sua presenza, nei diversi prodotti, è segnalata dalla sigla E425 riportata sulle etichette.
Vi sono, infine, in commercio integratori in polvere ed in capsule a base di glucomannano.

Controindicazioni ed effetti collaterali del glucomannano contenuto nel konjac

Il Konjac non deve essere consumato in caso di: assunzione di terapie orali per trattare il diabete ed ipersensibilità verso gli elementi che compongono la radice.
Devono prestare attenzione tutti coloro che prendono farmaci: le fibre contenute possono, infatti, modificare l’assorbimento del medicinale.
Non deve, inoltre, essere consumato in caso di occlusione intestinale.
È necessario, prima di iniziare una qualsiasi terapia a base di glucomannano, reperire più informazioni possibile.
Questa sostanza è, generalmente, priva di controindicazioni, ma vi sono casi in cui non deve essere ingerita.
Devono evitare trattamenti a base della fibra vegetale tutti coloro che sono allergici ed è necessario prestare attenzione in caso di presenza di ulcera peptica ed ernia iatale.
Le persone che sono in cura per controllare l’ipertensione, il colesterolo, i livelli di trigliceridi e di glicemia devono consultare il proprio medico prima di iniziare a consumare la fibra: il glucomannano modifica la concentrazione di carboidrati e lipidi nel sangue, e di conseguenza il dosaggio dei farmaci assunti potrebbe dover essere ritoccato.
Questa fibra viene, invece, consigliata alle donne in stato interessante che molto spesso sono colpite da stipsi.
I primi giorni di trattamento possono essere caratterizzati dalla comparsa di una sintomatologia che regredisce spontaneamente con il passare del tempo; le manifestazioni più frequenti riguardano l’apparato gastrointestinale e comprendono: dissenteria, gonfiore ed aerofagia.
Per limitare questi effetti, e dare modo al corpo di abituarsi, si consiglia di assumere il glucomannano iniziando da piccole dosi.

Il Konjac e gli shirataki di Konjac in cucina

Il bulbo dopo essere stato raccolto deve essere pulito, lavato e cotto.
Il ricavato viene fatto seccare per ottenere la farina che verrà successivamente impiegata per preparare gli shirataki di Konjac, i biscotti e le gallette.
Negli ultimi anni si è diffusa anche in occidente, dove viene utilizzata per realizzare piatti consigliati a tutti coloro che seguono un regime ipocalorico.
I prodotti realizzati con il Konjac hanno, inoltre, altri due vantaggi fondamentali: saziano notevolmente ed essendo privi di glutine sono indicati a tutti i soggetti che sono affetti da celiachia.
Gli Shirataki si ispirano ai noti noodles giapponesi e sono degli spaghetti a base di farina di Konjac.
Sono croccanti, trasparenti e si adattano, a causa del sapore pressochè inesistente, a diverse preparazioni.
Sono, inoltre, uno degli alimenti inseriti all’interno della Dieta Dukan in virtù della loro composizione: 95% di acqua e 5 % di fibra solubile.
Forniscono un apporto calorico compreso tra le 10 e le 20 KCal ogni etto di prodotto, a seconda che la pasta venga acquistata secca o umida.
Quella secca deve essere immersa in acqua bollente per circa 10 minuti in modo tale che si reidrati.
Viene, quindi, scolata e fatta saltare in padella aggiungendo, per esempio, un filo di olio extravergine, verdure, funghi e pesce.
Quella umida la si trova, invece, immersa nel suo liquido di conservazione all’interno di appositi contenitori: viene, perciò, condita e scaldata dopo avere eliminato l’acqua.
Gli shirataki di Konjac possono essere comprati nei grandi supermercati, nei reparti dei prodotti asiatici, nei negozi etnici ed online.

La spugna di Konjac

Il Konjac viene, inoltre, utilizzato nel settore bellezza e benessere per realizzare saponi naturali biodegradabili.
Si tratta di spugne 100% vegetali, porose ed alcaline che vengono impiegate per: esfoliare la pelle del viso, favorire il microcircolo e donare luminosità all’epidermide.
Esistono spugne di Konjac di forma diversa, a seconda che la zona da trattare sia il viso o il corpo.
Molte di esse sono, inoltre, arricchite con svariati tipi di argilla e carbone di bambù al fine di migliorare ulteriormente l’aspetto della pelle.
Vi sono molte case produttrici ed il prodotto acquistato potrà essere asciutto, duro e ruvido ( sarà necessario immergere la spugna nell’acqua) oppure morbido perchè impregnato di acqua distillata.
La spugna viene usata, principalmente, sul viso struccato eseguendo movimenti rotatori.
Al termine del trattamento bisogna lavarla, strizzarla ed appenderla per favorirne l’asciugatura.
Un prodotto di questo tipo dura circa novanta giorni, ma deve comunque essere sostituito qualora comparissero tracce di muffa.

Guarda anche le caratteristiche della gomma di guar e dell’agar agar

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