Assenzio: origine e caratteristiche della bevanda

Assenzio: origine e caratteristiche della bevanda

Assenzio
(Last Updated On: 19/09/2017)

Cos’è l’assenzio

Quando si parla di assenzio si fa riferimento, essenzialmente, ad una pianta, l’Artemisia absinthium, dal sapore tipicamente amaro, già molto conosciuta nell’antichità e resa famosa fondamentalmente per il suo utilizzo nella creazione di un liquore molto potente dalle proprietà esaltanti ed inebrianti. Se è vero che si tratta pur sempre di una sostanza naturale, bisogna tenere a mente che non tutto ciò che è in natura ha sempre e solo effetti positivi e benefici. Molto spesso, infatti, le piante hanno delle controindicazioni o veri e propri effetti collaterali, anche dovuti all’utilizzo ed alla lavorazione cui vengono sottoposte. Sarà bene, pertanto, approfondire la conoscenza di questa straordinaria pianta, per poterne apprezzare appieno i benefici ed evitarne usi incauti e pericolosi.

Storia e diffusione dell’assenzio

L’Artemisia absinthium, come dicevamo, è la pianta da cui viene ricavato il distillato propriamente chiamato assenzio. Sebbene il suo utilizzo più famoso risalga a Francia e Svizzera del 1800 ad opera di un medico francese, Pierre Ordinaire, che ne inventò una sua personale ricetta di distillato, l’assenzio era noto già moltissimo tempo prima. Pare, infatti, che venga citato addirittura in una pergamena egiziana risalente al 1600 a.C., mentre gli storici Plinio e Plutarco ne parlano come di un potente insetticida per i campi. Questo accadeva nel 150 a.C. Ma la grande diffusione di questo distillato si ebbe proprio grazie a Ordinaire, complice anche il particolare periodo storico in cui venne alla ribalta, diventando, di fatto, il liquore prediletto nei migliori salotti e caffè intellettuali di Parigi. L’assenzio veniva consumato ghiacciato, con un volume di acqua che doveva essere pari a cinque volte quello del distillato stesso, e la procedura di preparazione risultava alquanto stravagante, prevedendo persino l’utilizzo di particolari strumenti. Tutto ciò contribuì a creare numerosissime leggende intorno all’assenzio: non più un semplice liquore ma quasi una sorta di pozione magica da sorseggiare e bere lentamente. L’assenzio arrivò addirittura ad ottenere l’epiteto di “Fata Verde”, proprio per il suo colore verde pallido e per le fantastiche storie che vi giravano intorno, anche a causa dei suoi effetti allucinogeni ed esaltanti. Nei primi anni del ‘900, però, per questa bevanda iniziò un rapido processo di declino commerciale, sia per via delle campagne contro l’alcolismo che si andavano diffondendo per tutta l’Europa, sia per lo screditamento ad opera dei maggiori produttori di vini francesi che si erano visti rubare una larga fetta di mercato di consumatori, adducendo effetti collaterali, addirittura mortali, causati dal principale principio attivo dell’assenzio, il tujone. Sebbene in Italia sia stato vietato dalla monarchia nel 1931 e tale articolo di legge non sia mai stato abrogato, grazie al decreto legislativo n. 107 del 25 gennaio 1992, l’acquisto di assenzio, solo dall’estero tramite e-commerce e precisamente dai paesi dell’Unione Europea in cui ne è legale la vendita entro determinati limiti, è consentito per garantire la libera circolazione delle merci, alla base dei trattati costituenti.

Proprietà e benefici dell’assenzio

Ma andiamo ad analizzare, al di là di leggende e fantasticherie tramandate dalla storia, quali sono le vere proprietà dell’assenzio, attorno al quale si è creato un alone di magia, con radici che affondano addirittura nell’alchimia e nello sciamanismo. Nonostante i suoi molteplici effetti collaterali, di cui andremo a parlare poco più avanti, l’assenzio ha moltissime proprietà benefiche. Ad esempio, l’assenzio è utilissimo per combattere disfunzioni digestive e persino come stimolante dell’appetito, grazie ad uno dei suoi principi attivi, l’absintina, che va ad agire su stomaco e fegato e anche su milza e cistifellea. Ha, inoltre, proprietà vermifughe ed antimicrobiche, pertanto viene spesso utilizzato unitamente all’aglio per intensificarne gli effetti. Studi recenti, inoltre, hanno rilevato la sua capacità, sotto forma di olio essenziale, di inibire la crescita della Candida albicans e della Saccharomyces cerevisiae.
Infusi e decotti a base di assenzio sono, ancora oggi, molto popolari tra i rimedi naturali sotto forma di tonico per lo stomaco e come antisettico per ulcere e ferite. Viene inoltre utilizzato, già dai tempi antichi, per regolarizzare ed alleviare i dolori mestruali, andando a stimolare la circolazione del sangue e inducendo la produzione endogena di colesterolo buono. Veniva utilizzato, in passato, per curare sintomi dispeptici, come eupeptico per favorire la digestione (proprio grazie al suo intenso sapore amaro) e come carminativo per eliminare i gas dallo stomaco e dall’intestino.
Ulteriori esperimenti hanno testato l’uso di assenzio per trattare la malattia di Crohn. Durante la terapia sperimentale, i pazienti selezionati sono stati sottoposti ad assenzio in polvere per circa sei settimane, senza interrompere però la loro terapia farmacologica abituale. In questi
soggetti è stata riscontrata una diminuzione del livello sierico di TNF-A, un miglioramento dell’umore e, in alcuni, persino la totale remissione dei sintomi. Molto ancora c’è da testare e da sperimentare, ma, come per la stragrande maggioranza delle piante officinali e dei loro derivati, anche l’Artemisia absinthium e l’assenzio distillato hanno in serbo certamente moltissime altre piacevoli sorprese in termini di capacità terapeutiche e curative. Pertanto, è sempre bene non etichettare mai a priori gli antichi rimedi naturali come semplici placebo o intrugli magici senza alcuna vera capacità curativa. Alla base di molte tradizioni popolari, infatti, è sempre nascosta una qualche verità da scoprire e passare al vaglio, con le moderne conoscenze scientifiche, per assorbire e sviscerare le antiche conoscenze senza demonizzarle.
Tornando agli usi dell’assenzio, per quanto riguarda i distillati, esso è ancora utilizzato per la produzione di bevande alcoliche, come ad esempio il Vermut, famoso vino piemontese aromatizzato proprio grazie all’assenzio ed al suo tipico sapore amarognolo.
Da non dimenticare, inoltre, le sue proprietà insetticide, in grado di combattere le pulci negli animali domestici, di allontanare coccinelle ed altri insetti infestanti dai giardini, e persino come anti-tarme per la conservazione della lana.

Alcune curiosità storiche

Abbiamo prima accennato al particolare modo in cui l’assenzio, sotto forma di distillato alcolico, veniva consumato nel passato, in special modo dagli intellettuali che frequentavano i caffè cosiddetti “letterari” dove si incontravano, oltre che per bere, anche per discutere tra loro ed infiammarsi in accese diatribe filosofiche, artistiche e scientifiche. Ricordiamo, tra i più assidui e famosi consumatori di assenzio: Van
Gogh, Toulouse Lautrec, Ernest Hemingway, Oscar Wild e Pablo Picasso.
Ma come veniva bevuto l’assenzio? Abbiamo detto che non doveva essere bevuto tutto d’un sorso, anche perché la preparazione richiedeva anche un po’ di impegno e di tempo, quindi il distillato, una volta pronto, doveva essere gustato lentamente. La tradizione voleva che bisognasse utilizzare un particolare cucchiaino forato, su cui veniva posto un cubetto di zucchero. Il tutto veniva svolto sopra un bicchiere in cui era contenuto il distillato. A questo punto, si poteva aggiungere l’acqua, meglio se molto fredda, facendola filtrare attraverso lo zucchero sul cucchiaino. Si poteva poi scegliere di aggiungere anche del ghiaccio, rispettando sempre le proporzioni tra acqua e distillato che dovevano essere di 5 a 1, dando vita ad un composto dall’aspetto vagamente lattiginoso e dal colore verde pallido (spesso erano utilizzati anche coloranti artificiali per aumentare la brillantezza del colore della “fata verde”).

Controindicazioni ed effetti collaterali dell’assenzio

Ma perché l’assenzio, che ha così tante proprietà benefiche ed era così esaltato dai grandi artisti del passato, è oggi così limitato e spesso mal giudicato? Ebbene, gli effetti collaterali, anche piuttosto gravi, esistono. Senza voler entrare troppo in dettagli medici, i principali effetti collaterali dell’assenzio, in particolar modo in caso di abuso, possono essere diarrea, vomito, cefalea, diminuzione dei battiti cardiaci, pressione bassa, stanchezza e persino convulsioni. E’, inoltre, controindicato nei soggetti biliosi, nelle irritazioni gastro-intestinali, nelle donne in allattamento (anche perché rende amaro il latte) e nei soggetti tendenti a congestioni cerebrali. Se assunto a dosi basse e controllate, l’assenzio è atossico, ma un abuso può indurre effetti nocivi e stupefacenti, il cui responsabile è il tujone, a causa delle sue proprietà eccitanti in grado di agire sul sistema nervoso centrale provocando allucinazioni e crisi epilettiche. E’ inoltre fortemente irritante per gli organi pelvici, tanto da essere utilizzato in passato come emmenagogo ed abortivo.

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