Boswellia: proprietà, uso e benefici

Boswellia: proprietà, uso e benefici

Boccetto e resina di Boswellia
(Last Updated On: 01/02/2018)

Boswellia è un genere di piante a cui appartengono numerose specie, molte delle quali sono utilizzate da tempo immemorabile per produrre l’incenso impiegato nelle cerimonie religiose.
Altre specie, tra cui la Boswellia serrata, trovano impiego nella medicina ayuverdica e tradizionale. Gli estratti di gommoresina di questa pianta sono infatti usati da secoli per trattare varie malattie infiammatorie croniche. In particolare, possono venire in soccorso delle articolazioni in caso di malattie reumatiche e artriti, ma trovano impiego anche nel trattamento di colite ulcerosa, asma bronchiale e cancro.

Boswellia: caratteristiche botaniche

La boswellia (Boswellia serrata) è un albero appartenente alla famiglia delle Burseraceae che cresce sulle colline aride dell’India (da qui il nome “incenso indiano”), dell’Africa settentrionale e del Medio Oriente. È anche chiamato “albero dell’incenso” poiché la sua resina, ricavata dal tronco e dai rametti, veniva bruciata nei culti pagani dell’area Mediterranea come incenso (dal latino arcaico “infuocato”) e ancora oggi è utilizzata nelle funzioni religiose. L’incenso è anche chiamato “Frankincense”, per distinguersi dalle altre resine balsamiche, come la mirra o il benzoino.
È un albero ramificato che può raggiungere i 6 metri di altezza, con una corteccia di color cenere che si “sfoglia” facilmente e foglie composte imparipennate e caduche. I fiori sono di color bianco giallastro e il frutto è una drupa a forma di cuore con all’interno tre semi.
La resina si ottiene incidendo la corteccia dell’albero e raccogliendo l’essudato che, a contatto con l’aria, solidifica lentamente in gocce color crema dette “lacrime”. Ogni albero può produrre fino a un kg di resina all’anno.
La boswellia è da sempre considerata un elemento essenziale nella medicina Ayurvedica, e, a partire dagli anni ’90, le sue proprietà terapeutiche sono diventate oggetto di studio da parte della medicina convenzionale.

Boswellia: principi attivi

La parte della pianta contenente i principi attivi è costituita da oleo-gommo-resina che si ottiene per decorticazione del tronco.
La parte gommosa dell’essudato di boswellia serrata, pari al 23%, è composta principalmente da polisaccaridi, tra cui galattosio e arabinosio; la frazione resinosa rappresenta il 55% e contiene invece monoterpeni, diterpeni, triterpeni, acidi triterpenici tetraciclici, serratolo, un fitosterlo (beta-sitosterolo), esteri e sostanze amare. I principi attivi sono gli acidi triterpenici pentaciclici, anche detti acidi boswellici, ed in particolare l’acido acetil-11-cheto-beta-boswellico (AKBA), il più potente inibitore della 5-lipossigenasi, un’enzima capace di stimolare la biosintesi di sostanze che favoriscono l’insorgenza delle infiammazioni.
L’essudato della pianta contiene anche oli volatili contenenti idrocarburi terpenici.
Insieme, queste sostanze conferiscono all’estratto di boswellia la caratteristica profumazione emanata durante la combustione e le sue proprietà terapeutiche.
In particolare, l’acido boswellico si è rivelato utile per:
– combattere la tensione provocata da infiammazioni localizzate;
– promuovere la funzionalità e il benessere delle articolazioni, comune bersaglio dei processi flogistici.

Proprietà e benefici della Boswellia

All’estratto di boswellia serrata sono ascritte potenti proprietà antinfiammatorie e antiartritiche, oltre che antidolorifiche, antipiretiche ed espettoranti. L’artefice dei benefici di questa pianta è l’acido boswellico, dotato di un’azione farmacologica largamente dimostrata da esperimenti condotti sia sugli animali che sull’uomo che ne fa un’efficace alternativa alle molecole sintetiche, specialmente negli stati cronici. In particolare, l’acido AKBA sarebbe in grado di inibire l’enzima 5-lipossigenasi, responsabile della sintesi dei leucotrieni, mediatori dell’infiammazione articolare, acuta e cronica, coinvolti anche in altre infiammazioni croniche come le coliti ulcerose e l’asma bronchiale. Anche se le ricerche sulle proprietà medicinali della boswellia sono orientate prevalentemente sulla sua azione antinfiammatoria, negli ultimi anni si stanno intensificando gli studi sulle malattie epatiche, l’asma e le malattie infiammatorie croniche intestinali.
Le ricerche condotte sinora sull’estratto di boswellia serrata hanno dimostrato che esso è in grado di:
– ostacolare l’infiltrazione di leucociti polimorfonucleati, che favoriscono la distruzione del tessuto connettivo in malattie infiammatorie sistemiche;
– moderare la produzione di autoanticorpi implicati nello sviluppo delle malattie autoimmuni;
– svolgere attività anticomplemento;
– bloccare le elastasi, enzimi proteolitici responsabili della distruzione del collagene e, quindi, dei tessuti elastici colpiti dall’infiammazione. L’inibizione di questo enzima permette di conservare l’integrità delle strutture articolari, quali legamenti, cartilagini e tendini, prevenendo la degenerazione delle articolazioni;
alleviare il dolore articolare, esercitando altresì un blando effetto sedativo;
– ridurre la severità dell’asma, migliorando i valori spirometrici;
– migliorare i sintomi e, in alcuni casi, indurre la remissione di malattie infiammatorie intestinali, come la colite ulcerosa e il morbo di Chron.
Agli acidi boswellici sono ascritte anche proprietà antitumorali dimostrate però solo in vitro su cellule leucemiche e quindi da confermare con studi più appronfonditi.
L’olio essenziale di Boswellia ha invece mostrato, in studi in vitro, proprietà antimicotiche principalmente su funghi patogeni per le piante.

Boswellia: uso e dosaggi

Nella tradizione medica ayurvedica, la boswellia viene utilizzata per trattare il diabete, la febbre e alcuni disturbi cardiovascolari, dermatologici e neurologici. Nella medicina popolare, l’incenso è usato principalmente per preparare unguenti contro le piaghe e le eruzioni cutanee.
Grazie all’attività antinfiammatoria imputata alla boswellia, si ritiene che possa essere un valido aiuto nel trattamento dell’artrite, dell’osteoartrite e dell’artrite reumatoide. A differenza dei farmaci convenzionali, come i FANS (farmaci antinfiammatori non steroidei), questa pianta contrasta l’infiammazione senza presentare alcuna gastrolesività. L’azione dell’acido boswellico si manifesta attraverso una riduzione del gonfiore articolare e del dolore dovuto alla pressione esercitata dal gonfiore stesso contro le terminazioni nervose, con conseguente miglioramento della motilità articolare e della qualità della vita.
I principi attivi della boswellia serrata trovano impiego anche per trattare i reumatismi, l’artrosi e le infiammazioni dei tessuti molli come borsite, tendinite, miosite e fibromialgia.
Per poter godere dei benefici della pianta, è consigliabile orientarsi su estratti ad alta titolazione in acidi boswellici (65%), capaci di assicurare l’assunzione di una quantità adeguata di principi attivi. La dose raccomandata è di 200-400 mg di estratto secco 2-3 volte al giorno. In caso di colite ulcerosa, la dose è di 350 mg per 3 volte al giorno.
L’acido boswellico può essere contenuto anche in pomate ed unguenti da applicare localmente sulle articolazioni colpite per ridurre il dolore e l’infiammazione, senza però superare le 5 applicazioni giornaliere.
L’olio della boswellia, meglio conosciuto come olio essenziale di incenso, ha proprietà antisettiche, antibatteriche ed espettoranti, e per questo trova impiego in caso di tosse, raffreddore, sinusite, rinite e per fumigazioni disinfettanti dell’ambiente. Inoltre ha un’azione astringente, utile contro i pori dilatati e la lassità della pelle, antireumatica, efficace contro il dolore, e riequilibrante del sistema nervoso centrale, predisponendo alla calma. Sia l’olio che gli estratti vengono utilizzati per produrre saponi, cosmetici, cibi e bevande.

Effetti collaterali della boswellia

Salvo rari casi di ipersensibilità a uno o a più componenti, la boswellia è considerata sicura e priva di tossicità e di controindicazioni, purché venga assunta nelle dosi raccomandate e per un massimo di sei mesi. Inoltre, non provoca lesioni gastriche come invece fanno molti dei farmaci antinfiammatori di sintesi, come i FANS, il cui meccanismo d’azione si basa sull’inibizione della sintesi delle prostaglandine, molecole responsabili dell’infiammazione ma che svolgono anche un’importante azione protettiva nei confronti della mucosa gastrica.
Tuttavia, nei soggetti affetti da sindrome atopica, l’assunzione dell’integratore di boswellia per via orale potrebbe causare nausea o diarrea, mentre l’uso topico potrebbe determinare eruzioni cutanee.
L’acido boswellico può interagire con alcuni anticoagulanti orali, mentre l’interazione con FANS o cortisonici non solo non presenta effetti negativi, ma ne potenzia l’azione antinfiammatoria senza causare problemi gastrointestinali.
Si consiglia di evitare l’uso dell’acido boswellico a dosi farmacologiche in caso di gravidanza e allattamento.
Per cautela, in presenza di malattie specifiche, è sempre meglio consultare il proprio medico di fiducia prima di assumere un integratore a base di boswellia.

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