Mirto: proprietà, uso e benefici

Mirto: proprietà, uso e benefici

Fiori e foglie di Mirto
(Last Updated On: 27/02/2018)

La pianta del Mirto

Il mirto, il cui nome scientifico è Myrtus Communis, è una pianta arbustiva sempreverde, appartenente alla famiglia delle Myrtaceae, di crescita spontanea e tipica dei paesaggi mediterranei. Rientra a tutti gli effetti tra le piante officinali da cui è possibile ricavare un olio essenziale versatile e dalle molteplici qualità benefiche. Della pianta di mirto, inoltre, è possibile utilizzare davvero ogni sua parte, dai fiori e i frutti finanche ai suoi rami e radici. Oli essenziali, decotti, infusi e persino foglie essiccate: un vero imbarazzo della scelta quando si parla del mirto. La pianta stessa, inoltre, si presenta molto bene anche da un punto di vista estetico, essendo di un’altezza non superiore ai 2 metri, con fiori bianchi o rosa pallido molto profumati, frutti simili a bacche dal colore violaceo e foglie dal colore verde intenso che emanano un forte odore agrumato.

La mitologia del Mirto

Essendo una pianta tipicamente mediterranea, il Mirto era già noto nell’antichità per i suoi svariati utilizzi, tanto da far nascere diverse leggende legate proprio ad esso. Una di queste, ad esempio, vede il Mirto come pianta sacra e prediletta da Afrodite, dea greca simbolo dell’amore e della bellezza, trasferendo tale simbologia anche al mirto, suo protetto. Pare, infatti, che una Afrodite appena nata dalla acque, avesse trovato riparo sulla spiaggia di Citara, l’attuale isola d’Ischia, e avesse utilizzato rami e foglie di mirto per coprirsi. Questo secondo quanto riportato dal poeta romano Ovidio. In un altro modo, invece, si svolsero i fatti, secondo altre leggende della mitologia greca. Afrodite, infatti, uscita nuda dal mare (non è dato sapere se dopo un bagno oppure a seguito della sua stessa nascita), si ritrovò inseguita dai satiri (mitologici abitanti di boschi e montagne, tipicamente ritratti come metà uomini e metà capre, simbolo di fertilità e strettamente legati al culto dionisiaco), trovò scampo rifugiandosi proprio in un bosco di mirti.
Il nome stesso “Mirto”, deriverebbe dal nome di una fanciulla, Myrsine, vissuta all’Attica, che attirò numerose invidie dei suoi coetanei per la sua bravura nei giochi ginnici, tanto da essere uccisa da un rivale agonistico, dopo la sua ennesima vittoria. La dea Atena, impietosita dalla triste sorte della povera fanciulla, decise di trasformarla in un rigoglioso arbusto profumato, il Mirto.
Secondo un’ultima leggenda che desideriamo riportarvi, Dioniso, (chiamato Bacco dai Romani), dio del vino e padre dei vizi, recatosi negli Inferi per riportare in vita la madre Semèle, uccisa involontariamente da Zeus, amante della madre e suo stesso padre, convinse Ade a lasciarla andare in cambio proprio di una pianta di mirto. Ciò spiega l’immagine funerea che talvolta viene attribuita al Mirto, sebbene ad esso sia associata fondamentalmente una valenza positiva. Infatti, durante l’Impero Romano, il Mirto divenne simbolo di gloria e vittoria, ed era comune decorare, con corone di mirto, il capo dei vincitori. Rappresentava, inoltre, anche la prosperità e l’amore eterno, pertanto i fiori di mirto erano usati per decorare i banchetti nuziali, ed ancora oggi, in talune zone d’Italia, viene inserito un rametto di mirto nel bouquet della sposa, come simbolo beneaugurale e propiziatorio.

Le proprietà benefiche del Mirto

Ora che conosciamo un po’ di storia di questa pianta, sarà più facile comprendere l’importanza che veniva data al Mirto già nei tempi antichi, originando così miti e leggende come quelli appena descritti e tale da essere definito addirittura come la pianta sacra agli dei. Tra le proprietà benefiche del Mirto, che gli hanno procurato tanti fasti e celebrità, ricordiamo il potere antinfiammatorio che lo rende un vero toccasana per le vie respiratorie, specie se sotto forma di decotto di foglie addolcito con miele. Contro asma e bronchite, invece, viene preferito il suo olio essenziale, tra i più rinomati in aromaterapia. Sotto forma di infuso, le foglie di mirto sono un ottimo rimedio astringente per l’intestino, con proprietà anche antiemorragiche. Sempre grazie alle sue foglie, da cui si ricava l’olio essenziale, è possibile ottenere un valido aiuto per il sistema immunitario, da assumere costantemente per tutto l’inverno contro i malesseri tipici della stagione fredda. Le sue proprietà antiossidanti, toniche ed antisettiche combattono l’invecchiamento precoce e contrastano acne ed imperfezioni della pelle. Pertanto, il Mirto è comunemente usato nella creazione di creme e detergenti, specifici anche per le pelli più sensibili. Qualità antitumorali, anti-cancerogene ed anti-mutagene, ancora in fase di studio e di approfondimento, sembrano essere particolarmente attive, invece, nel combattere il cancro, specie quello al seno ed alla prostata.
L’olio essenziale di mirto può sembrare quasi una panacea, per i suoi effetti benefici anche sulla tiroide, sui reni e persino sulla mente. E’ in grado, infatti, di regolare gli ormoni tiroidei, migliorando di conseguenza anche la fertilità femminile; stimola la minzione depurando l’organismo da tossine, sali e grassi in eccesso, alleviando in tal modo il carico di lavoro dei reni; mantiene lucida la mente contrastando l’invecchiamento neurale e l‘insorgenza di patologie come l’Alzheimer e la demenza.
Riesce, inoltre, ad equilibrare i livelli di colesterolo nel sangue, salvaguardando così l’organismo dall’aterosclerosi e mantenendo pulito il sistema cardiovascolare. Studi ancora in corso, infine, vedono quest’arbusto come un possibile alleato contro il diabete, in grado di aiutare a regolare i livelli di zuccheri nel sangue. Non sembrano esserci effetti collaterali nell’utilizzo del mirto, se non rari casi di allergie cutanee. E’ però sconsigliato l’utilizzo nelle donne in gravidanza e sui bambini di età inferiore ai 2 anni. L’uso dell’olio essenziale di mirto deve essere moderato, non è bene abusarne ed è sempre meglio chiedere il parere del proprio medico prima di iniziarne qualsiasi tipo di assunzione.

Gli altri utilizzi: il liquore di mirto

Oltre che per le sue proprietà curative e terapeutiche, questa pianta ha anche moltissimi altri utilizzi. Dalle sue bacche, ad esempio, si ottiene un rinomato liquore, di produzione tipicamente sarda (in Sardegna, infatti, il Mirto cresce particolarmente rigoglioso), dalle spiccate doti digestive, oltre che dall’ottimo sapore agrumato, meglio ancora se servito molto freddo. Le sue origini, sebbene incerte, sembrano essere abbastanza antiche, facendo risalire la sua nascita forse intorno al 1800. La commercializzazione del liquore di Mirto, ottenuto attraverso l’infusione alcolica delle bacche macerate o sottoposte a correnti di vapore, rappresenta uno degli aspetti più proficui derivanti dall’utilizzo di questa pianta. Il liquore di Mirto, detto anche Mirto Rosso, è ottenuto dalla macerazione alcolica delle bacche, mature e pigmentate, che crescono sulla pianta. Attraverso l’infusione idroalcolica dei suoi germogli o delle bacche depigmentate, invece, si ottiene un altro liquore, meno pregiato, denominato Mirto Bianco. Le differenze possono sembrare minime, ma in realtà a differire sono proprio le caratteristiche organolettiche dei due liquori. Tali caratteristiche, infatti, sono apportate dal passaggio della soluzione idroalcolica attraverso gli antociani, una classe di pigmenti idrosolubili presenti nella buccia delle bacche di mirto. In mancanza di tale pigmentazione, o addirittura nel caso di utilizzo dei germogli al posto delle bacche, gli antociani, responsabili prima di tutto della colorazione rosso scuro del Mirto Rosso, non saranno presenti, rendendo completamente diverse le proprietà dei due liquori in questione, in maniera evidente già dal colore. Anche il processo di invecchiamento cui sono sottoposti gli antociani e i tannini (questi ultimi presenti invece nella polpa delle bacche), periodo che va da alcuni mesi fino ad un anno, varierà notevolmente il sapore del Mirto Rosso, passando da un gusto notevolmente astringente al palato (effetto tipico dei tannini) del distillato giovane, ad uno più vellutato e meno astringente nel liquore invecchiato.
Oltre al liquore, questa pianta trova anche altri impieghi in cucina, in particolar modo i suoi rami che, bruciati, conferiscono un ottimo profumo alla carne grigliata. Inoltre, le sue foglie e persino le radici e la corteccia, vengono utilizzate per conciare il cuoio fine, i suoi rametti per profumare la biancheria e il suo legno usato come combustibile e persino per creare attrezzi e suppellettili, grazie alla sua particolare durezza e compattezza.

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