Uva ursina: proprietà, uso e benefici

Uva ursina: proprietà, uso e benefici

Bacche e foglie di uva ursina
(Last Updated On: 01/02/2018)

Origini e curiosità sull’uva ursina

L’ Arctostaphylos uva-ursi, meglio conosciuta come uva ursina, è una pianta che appartiene alla famiglia delle Ericacae. Si tratta di un piccolo arbusto sempreverde che cresce spontaneo nei boschi ed è diffuso prevalentemente in Nord America, Europa ed Asia. È presente anche in Italia, soprattutto nelle zone boschive del Nord e del Centro a ridosso di Alpi ed Appennini. Più comunemente la si può trovare nelle aree più ombrose e poco soleggiate dei sottoboschi, dove il terreno è sassoso e ricco di rocce. Per lo più ignota a Romani e Greci, sembra che provenisse dall’Asia ma fu scoperta solo nel XVIII secolo dal botanico Adanson. Quest’ultimo la definì Arctostaphilos dall’unione delle parole greche che significavano uva ed orso, forse a causa della leggenda per la quale gli orsi erano particolarmente golosi delle sue bacche. In ogni caso, i primi studi scientifici sull’uva ursina iniziano solo nel 1764, quando si scoprirono le sue importanti capacità antibatteriche per le vie urinarie. Visivamente la pianta si presenta come arbusto che può raggiungere un’altezza massima di 35-40 cm. Le foglie invece, non cadono nel corso dell’anno e si rigenerano in media ogni tre anni. Con la fioritura spuntano delle inflorescenze bianche e rosa e le caratteristiche bacche rosse che hanno un sapore abbastanza aspro.

Le principali proprietà benefiche dell’uva ursina

Questa varietà è particolarmente consigliata per combattere i vari ceppi dei principali batteri che provocano le più comuni e diffuse infezioni dell’apparato urinario. Infatti l’uva ursina è dotata di una potente azione antinfiammatoria ed antimicrobica che va ad agire direttamente sui sintomi dell’infezione. Al suo interno contiene un principio attivo come l’arbutina che quando viene a contatto con l’urina si suddivide in idrochinone e glucosio. Questa scissione si verifica soprattutto in coloro che producono urine alcaline. In particolare l’idrochinone è in grado di contrastare infezioni provocate da batteri come Escherichia coli, Proteus vulgaris, Staphylococcus aureus, Enterococcus faecalis, Shigella flexneri, Bacillus subtilis e Pseudomonas aeruginosa. L’uva ursina contiene anche una buona percentuale di tannini gallici, i quali sono molto utili per proteggere le mucose del tratto urogenitale, impedendo ai batteri di aderire alle pareti dell’epitelio.

L’uva ursina: un ottimo aiuto contro la cistite

Tra le sue innumerevoli qualità, l’uva ursina è spesso consigliata come eccellente rimedio contro le forme acute di cistite, colobacillosi ed uretrite poiché sembra dar sollievo a sintomi come bruciore e dolore durante la minzione. In caso di pazienti anziani o comunque di mezza età, è un valido alleato per le cistiti da catetere, le prostatiti e l’ipertrofia prostatica. Ad ogni modo, quando si decide di assumere questa pianta a scopo medicamentoso, è preferibile acquistare prodotti farmaceutici già dosati e nei quali il contenuto di arbutina è precisamente espresso in mg per evitare sovradosaggi potenzialmente pericolosi.

Come utilizzare l’uva ursina

Il modo più comune di assumere l’uva ursina è senza dubbio sotto forma di decotto o infuso poiché l’ingestione in forma liquida favorisce la diuresi ed agevola l’azione dell’arbutina nelle vie urinarie. Per preparare una tisana sarà sufficiente mettere a riscaldare una tazza d’acqua, farla bollire e versare dentro un cucchiaio di foglie secche. Si dovrà quindi coprire la tazza con un panno e lasciare in infusione per almeno 10 minuti. Una volta filtrato il decotto, lo si può bere caldo o anche appena tiepido ma è importante farlo lontano dai pasti. Ottima alternativa è invece l’infuso a freddo, per il quale di dovranno mettere 3 gr. di foglie in 150 ml di acqua fredda. Altrettanto efficace è la tintura madre di uva ursina che andrà assunta mettendo 80 gocce in mezzo litro o un litro d’acqua da bere durante la giornata. Se invece manca il tempo di mettersi lì a preparare tisane e bevande varie, la scelta migliore sono le capsule di uva ursina. In genere si dovrebbe ingerire una quantità compresa tra 400 ed 800 mg da suddividere in 2-3 dosi al giorno.

L’uva ursina in campo cosmetico

L’uva ursina può essere impiegata anche per preparare lozioni e creme cosmetiche in quanto sembra avere un ottimo effetto schiarente sulle macchie della pelle che possono comparire con il sole. Le sue qualità astringenti ed antisettiche si rivelano utili per trattare le pelli grasse ed impure che risulteranno più lisce e purificate dopo il trattamento. Recenti studi hanno dimostrato, infatti, che la pianta riesce ad inibire l’enzima coinvolto nella conversione della tiroxina in melanina.

Possibili controindicazioni dell’uva ursina

Come tutte le erbe officinali, anche l’uva ursina può produrre effetti collaterali o comunque avere delle controindicazioni. Ad esempio, se ne sconsiglia vivamente l’utilizzo nelle donne in gravidanza, specialmente nei primi 3 mesi poiché può provocare delle contrazioni all’utero con pericolo di distacco della placenta. Allo stesso modo non va assunta nei periodi di allattamento e dai bambini al di sotto dei 12 anni di età. Inoltre, non è indicata nelle persone affette da insufficienza renale o che soffrono di allergia all’acido acetilsalicilico. In caso di assunzione prolungata invece, si rischia di sviluppare forti irritazioni della mucosa dello stomaco, accompagnate da nausea e vomito in alcuni casi. In altre persone poi si può avere anche epatossicità a carico del fegato ed irritazione della vescica e del tratto urinario, specialmente nei pazienti che presentano urine molto acide. Ad ogni modo, l’assunzione orale di uva ursina non deve protrarsi per più di una settimana senza che vi sia l’espresso consenso da parte del proprio medico di famiglia. Nell’eventualità di cistiti ricorrenti, non si dovranno effettuare più di 5 cicli terapeutici in un anno.

Come coltivare l’uva ursina a casa

L’uva ursina è una varietà botanica che può essere facilmente coltivata a casa in quanto, essendo sempreverde, non perde le foglie ed è abbastanza resistente alle variazioni climatiche. Per farla rendere al meglio sarebbe opportuno piantarla in giardino ma si può anche scegliere di invasarla per metterla sul terrazzo o su un balcone. Il terreno ideale nel quale inserirla dovrebbe avere un pH acido ed essere abbastanza roccioso per favorire il drenaggio dell’acqua ed impedire i dannosi ristagni. In autunno si potrà anche aggiungere del concime organico alla base del cespo per dare sostegno alla pianta. In generale l’uva ursina non soffre le rigide temperature dell’inverno ma è più sensibile al caldo torrido delle estati afose. Per questo motivo, il consiglio è di metterla in un angolo abbastanza ombreggiato dove può godere di una certa frescura nei giorni più caldi. Quindi andrà innaffiata ogni 10 giorni con 2-3 bicchieri d’acqua se è coltivata in vaso ma in giardino basterà l’acqua piovana. Al contrario, non andrà irrigata nei periodi di riposo vegetativo. Ogni 3 anni poi, dovrà essere rinvasata in un recipiente più grande di quello precedente, prestando attenzione a non rovinare le radici. Invece tra maggio e giugno si avrà la fioritura dell’arbusto e si potranno iniziare a raccogliere le foglie, le quali andranno poi essiccate in luogo asciutto e conservate in vasi di vetro.

Dove si può comprare l’uva ursina

A differenza di altre erbe medicinali, l’uva ursina non si trova già pronta nei comuni supermercati ma è necessario recarsi in un’erboristeria o in farmacia. Qui si potranno acquistare le foglie essiccate, sia in formato intero che tritato. Sempre l’erborista sarà in grado di fornire la tintura madre, contenuta solitamente in boccette graduate con contagocce che ne facilita l’assunzione ma si potrà optare anche per le classiche capsule. Su ogni prodotto è utile leggere attentamente l’etichetta per capire l’effettivo quantitativo di arbutina contenuto all’interno. Per il dosaggio invece, sarà bene seguire le istruzioni del medico o dell’omeopata.

Guarda anche le proprietà di altre piante officinali, come la maggiorana o la melissa

 

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